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mercoledì 13 dicembre 2017
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L'EUROPA DELLA PACE - TANTE DOMANDE, UNA RISPOSTA

L’EUROPA DELLA PACE
 
 
TANTE DOMANDE, UNA RISPOSTA
 
Confessiamolo: siamo tutti un po’ scettici su questa Unione Europea che capiamo poco, che si “allarga”   ( ma dove mai andrà a finire?), che cerca di darsi una costituzione ( ma si ferma davanti al “No” di Francia e Olanda), che è costituita da ventisette paesi, ma soltanto tredici di essi hanno adottato la moneta unica.
Sembra davvero un gran pasticcio!
Ci sono delle istituzioni, ci sono anche gli “europarlamentari” che lavorano a Strasburgo, a Bruxelles  ( ma perché due sedi parlamentari?), c’è   una Commissione (ma che cosa fa?). Però non si capisce tutto questo grande apparato : che cosa succede dentro ai favolosi palazzi del potere?
L’Unione Europea che cosa ha fatto in cinquantasette anni di vita?
La risposta è molto semplice: la pace.

Non si può capire il significato del processo di integrazione europea se non si parte da qui e se non si riflette brevemente sul significato del suo simbolo più noto: la bandiera.

 
 
In disaccordo con quanti attribuiscono alle dodici stelle in campo azzurro un significato religioso, che di fatto non ha, mi permetto di affermare, alla luce delle indicazioni ricavate dalle pubblicazioni ufficiali stesse della UE, che le dodici stelle stanno a rappresentare le costellazioni dello zodiaco dell’universo: l’Unione Europea vuole proporre il suo pacifico processo di integrazione e unione a tutti i popoli della terra, affinché si possa costruire quella che il filosofo tedesco del Settecento, Immanuel Kant, chiamava la “pace perpetua”, ossia una pace definitiva, che annulli tutte le “paci temporanee”, di fatto tregue tra una guerra e l’altra.
 
 
UN PO’ DI STORIA
 
 

Già, la pace. Oggi i ragazzi e i loro genitori non sanno veramente che cosa sia, perché sono nati in un contesto di pace e vi sono cresciuti come se si trattasse di un fatto naturale.  Non sanno apprezzarla e assaporarla, come coloro che hanno conosciuto la guerra, la morte e la distruzione, la paura, la perdita di persone care, della casa, dei beni. In fondo si conosce veramente la propria condizione di privilegio soltanto quando si sia fatta l’esperienza opposta. Certo, è vero che la condizione di pace è la migliore per operare, lavorare, crescere serenamente, progredire: nessuno lo nega, ma nemmeno la si comprende fino in fondo, perché, eccezionalmente, l’Europa occidentale non conosce la guerra da sessant’anni.

Eppure, se guardiamo alla storia degli ultimi duemila anni, gli Europei appaiono come i popoli più guerrafondai del globo.
Ottaviano Augusto, in effetti, dopo una disastrosa guerra civile, aveva pacificato il Mediterraneo, sotto l’egemonia di Roma. Anche Carlo Magno aveva creato il Sacro Romano Impero, nell’Ottocento, grazie al quale l’Europa Occidentale veniva riportata sotto l’egemonia dei Franchi. Ma i Sassoni, passati a fil di spada, per non essersi piegati ad aderire al Cristianesimo, avevano pagato cara “quella” pace.
Un tentativo di fare dell’Europa una  res publica christiana  venne effettuata dall’imperatore Carlo V ( re di Spagna, imperatore dell’America e duca d’Asburgo) nel XVI secolo, ma non gli riuscì, anche perché, di fatto, il suo era sempre un progetto militare, basato sulla forza delle armi. Anzi, l’Europa si spaccò in due: Cattolici di qua e Protestanti di là, che si fecero guerra sino al 1648 (Pace di Westfalia). Stesso discorso per  quanto riguarda la politica estera di Luigi XIV di Francia (XVII secolo), che desiderava ridurre una gran parte di territori europei sotto il suo controllo: di fatto innescò guerre che non portarono il suo paese ai risultati sperati, mentre Napoleone Bonaparte (XIX secolo), in vent’anni, ridisegnò la carta del continente, affrontando ben sette coalizioni di Stati nemici. E infine, Hitler, nel secolo scorso, cavalcò la tigre del desiderio tedesco di rivincita e approfittò della secolare inimicizia tra Francia e Germania.
La prima era stata sconfitta nel 1870 dalla Prussia, che aveva proclamato l’impero tedesco proprio a Versailles, cuore della grandeur francese. La Francia era intervenuta nella prima guerra mondiale
( 1914-1918) anche con precisi intenti di revanche e, nel trattato di pace stipulato con la Germania
( proprio a Versailles!), aveva assaporato la sua vendetta. Sotto certi aspetti una delle cause “remote” della seconda guerra mondiale risiede proprio lì, in quel trattato così duro, così penalizzante, così dichiaratamente punitivo per il popolo tedesco.
A ben vedere l’Europa ha sempre avuto, nel corso della sua storia, una certa vocazione all’unione, ma i tentativi compiuti dai grandi personaggi storici sono stati tutti improntati all’obiettivo di imporre l’egemonia del proprio paese, con la guerra.
All’indomani della seconda guerra mondiale, in quel “fatale” 9 maggio 1950 nel quale Robert Schuman espose la sua Dichiarazione  al Quai de l’Orloge di Parigi, si dava il via a un nuovo corso storico :  l’Europa seguiva la sua vocazione all’integrazione , ma , questa volta, in maniera pacifica.
 
 
LA COMUNITA’ EUROPEA DEL CARBONE E DELL’ACCIAIO ( CECA)
 
 

L’iniziativa partì proprio dagli Stati Uniti d’America, definiti “l’arsenale della democrazia”  da Jean Monnet.  Essi, con il loro straordinario potenziale militare, resero possibile la sconfitta del nazifascismo e il ripristino della pace in un continente desolato. L’iniziativa partì dal ministro degli esteri americano George Marshall. che, il 5 giugno 1947, parlando all’università di Harward, illustrava i principi dello  European Recovery Program, più noto come “Piano Marshall”.  Si trattava di tassare gli Americani per cosentire la ripresa economica dell’Europa: i finanziamenti americani, tuttavia, sarebbero stati assegnati a una condizione: gli Europei presentassero dei progetti basati sulla cooperazione tra i popoli. “Questo programma dovrebbe essere un programma comune, sul quale concordino, se non tutte, diverse nazioni europee”, sentenziava il ministro degli Esteri americano.

In Europa nacquero svariate associazioni, cooperazioni, enti e anche la grandiosa idea di Jean Monnet, un produttore di cognac che aveva già rivestito ruoli importanti, durante le due guerre, nel tentativo di contrastare la Germania e indurre l’America a intervenire nella guerra in favore degli Alleati europei.
Monnet inviò un memorandum al ministro degli Esteri francese, Robert Schuman, con il quale sperò di risolvere un grave problema sorto nei rapporti tra Francia e Repubblica Federale Tedesca, circa lo sfruttamento del ricco bacino minerario della Saar, da un secolo oggetto delle contese tra i due paesi.
Monnet propose di accomunare la produzione, “istituendo un’Alta Autorità , le cui decisioni  vincoleranno la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno. Tale proposta getterà le fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile per preservare la pace”.

Seguendo le indicazioni di Monnet, Schuman si accordò con la Germania di Konrad Adenauer: nella Dichiarazione affermò che: “La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano […] L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. E proseguiva auspicando la fine del secolare antagonismo tra Francia e Germania.

La Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio vide la luce il  18 aprile 1951, sottoscritta, oltre che da Francia e Germania, anche dai tre paesi del Benelux, Belgio Lussemburgo e Paesi Bassi.                                                                                               
 













Pochi anni dopo, nel 1957, a Roma, venivano firmati, il 27 marzo, altri due importanti trattati che istituivano l’Euratom (Comunità Europea per l’energia atomica) e la Comunità Economica Europea (CEE) per l’integrazione del mercato.

 






I SUCCESSIVI ALLARGAMENTI
 
Da allora la Comunità Europea si è ulteriormente allargata, perché il benessere e la ricchezza, che ha portato nei sei paesi fondatori,  hanno convinto anche altri stati europei:
-1973: entrano Regno Unito, Danimarca e Irlanda. Prende corpo in progressione la soluzione del sanguinoso conflitto che, negli anni precedenti, aveva visto guerre e attentati terroristici dell’IRA nell’Ulster, conteso tra protestanti ( favorevoli al Regno Unito), e Cattolici ( favorevoli all’Irlanda).

-         1981 : entra nella Comunità Europea anche la Grecia, divenuta uno stato democratico dopo la fine del regime autoritario dei “Colonnelli”.
-         1986 : morti i rispettivi dittatori, Francisco Franco e Antonio de Oliveira Salazar, anche Spagna e Portogallo, ridiventati paesi democratici, entrano nella Comunità Europea.
-         1995: è la volta di Austria, Finlandia e Svezia che si aggregano a quella ormai definita come “l’Europa dei Quindici”
 
 


 
 
 
 
Nel frattempo, però, sono cambiate alcune cose: nel 1979 il Parlamento Europeo, frutto della fusione delle Assemblee che gestivano le tre Comunità, è divenuto un vero e proprio organismo politico, eletto a suffragio universale e diretto. Si aggiunge, nel 1992, il Trattato di Maastricht, che istituisce la cittadinanza europea e la libera circolazione di merci, persone, capitali e servizi in tutti i paesi di quella che, d’ora in poi, viene definita Unione Europea.
A Schengen, nel 1985, cinque Stati ( Francia, Germania federale, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi) prendono un accordo molto importante: far circolare liberamente le persone, senza controlli alle frontiere.
Nel 1989 crolla il regime sovietico che, sino a quegli anni, ha rappresentato un blocco politico, caratterizzato dall’egemonia dell’URSS sui paesi europei dell’est, veri e propri satelliti, gravitanti economicamente, politicamente, militarmente, nell’orbita sovietica.


La prima conseguenza di tale crollo è l’abbattimento del muro che separava dal 1961 Berlino Est,   (sotto il controllo sovietico) da Berlino Ovest(sotto il controllo   degli Alleati USA, Francia, Gran BretaGna) e l’unificazione della Germania dell’Est con la Germania dell’Ovest. A questo punto le “due” Germanie si riuniscono, e Berlino ne diviene la capitale, mentre i paesi dell’Europa
 
 
dell’Est fanno richiesta di entrare nell’Unione.
Si avviano lunghe e complicate trattative. La UE che può sembrare un colosso immobile, in verità, opera freneticamente per consentire, alla luce di programmi, progetti, azioni coraggiosamente finanziate, il conseguimento, da parte di tali aspiranti, delle condizioni che consentano l’ingresso nell’unione. Sono condizioni misurabili sulla base di parametri economici e di efficienza amministrativa che metteranno tali paesi  in grado di reggere al confronto dei più forti paesi occidentali e di entrare nella UE senza esserne schiacciati.
 
 








-           Così il 1° aprile 2004 ecco dieci nuovi paesi entrare nell’Unione “ dei venticinque”: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia ( queste ultime due si sono separate  senza violenze), Slovenia, Malta, Cipro.
-           Il 1° gennaio 2007 hanno fatto il loro ingresso anche Romania e Bulgaria, mentre la Turchia è in fase di negoziazione
 
 
LA NECESSITA’ DI UNO STATO FEDERALE
 
 
L’Europa è un gigante economico ma un nano politico: la sua struttura politica è incerta, traballante e caratterizzata da un forte deficit di democrazia, che la rende incapace di parlare a una sola voce, di assumere posizioni forti e decise, di equilibrare l’unipolarismo che si è creato nel mondo dopo il crollo dell’impero sovietico.

E’ evidente che l’Europa deve operare, soprattutto in materia di difesa e politica estera, come uno stato unitario, impedendo ai singoli stati di assumere decisioni autonome. Ma, per giungere a comportarsi come uno stato unitario, l’Europa deve divenire, di fatto uno stato. Oggi l’Unione europea possiede istituzioni statuali, soprattutto un Parlamento, un Consiglio dei Ministri, una Commissione che detiene una sorta di potere “esecutivo”, il Consiglio Europeo che riunisce i capi di stato e di governo per decisioni importanti. Tuttavia i governi non rinunciano a decidere autonomamente in campi impegnativi e delicati.

Nel 2004 il Consiglio europeo di Roma ha votato il Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa: si tratta di un Trattato che dovrebbe creare una unione politica ( e non soltanto economica) dell’Europa. Perché tale trattato entri in vigore occorre che tutti i ventisette paesi della UE lo ratifichino: la strada è lunga, anche perché già due paesi, come si diceva prima (Francia e Paesi Bassi) , chiamati al referendum, l’hanno bocciato.

29 ottobre 2004.
Venticinque paesi aderenti alla Unione Europea firmano il testo della Costituzione Europea
 
 
Quale sarà il futuro dell’Europa? Si allargherà ancora? Turchia e Croazia hanno fatto domanda di entrare nella UE:  le trattative, che si preannunciano lunghe e macchinose, sono in corso. Certamente sul piano economico la UE è un grandissimo mercato di cinquecento milioni di persone, un’area di livello mondiale. La globalizzazione rende i singoli stati degli attori politici deboli e insignificanti, ma, riuniti, i ventisette paesi sono davvero una potenza mondiale e l’Euro compete con il dollaro e lo yen. Però l’Europa non è solo un mercato, è soprattutto un’area caratterizzata da una profonda cultura e da una grande ricchezza sul piano delle idee, della storia, dei rapporti internazionali. Non esistono soltanto i commerci e la produzione: ci sono i popoli, formati da gente che vuole vivere in pace, sicurezza, in un mondo stabile. Il motto dell’Europa è “Unita nella diversità”, poiché rispetta le differenze tra i popoli e considera le diversità culturali, linguistiche e storiche una ricchezza, un patrimonio da tutelare. Non esiste una lingua ufficiale  nell’Unione: tutte le lingue parlate dai popoli hanno pari dignità e vengono praticate, diffuse, protette  parlate. La Commissione vara programmi educativi che invitano i giovani  alla mobilità, alla reciproca conoscenza, agli scambi tra studenti, all’esperienza dello studio in un altro paese, del volontariato e del lavoro in paesi diversi dal proprio.
Perciò l’Europa, che ha saputo realizzare la pace, il benessere, la sicurezza e l’armonia entro i suoi confini, propone al mondo intero il proprio modello di integrazione che, nelle condizioni in cui è stato applicato, si è rivelato vincente.
(Foro della Cultura Europea: Relazione conclusiva degli incontri presso le Scuole Medie Inferiori , a cura della prof.ssa   Maria Adele Garavaglia)

                                                                 



Documenti allegati:
- L_Europa_della_pace_testo_Garavaglia.pdf


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